Questa è la mia Vita, se entri chiedimi permesso!
Si viene e si va, comunque ballando,pensando "una vita forse non basterà"

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Te sta' dentro che qua fuori è un brutto mondo

Postato da ::: bhaiti :::
novembre 14, 2008 10:15
14/11/2008


Buon concerto Luciano,
buon concerto a tutti i fortunati: perle, ce ne vorrebbero di piu' di queste perle....
Lo immagino, il concerto, come un lontanissimo parente del tour nei teatri (ad uno c'ero); con tutto il fascino che Correggio ed il teatro ha; con tutto il calore che il pubblico avrà..

Buon concerto a tutti!
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Postato da ::: bhaiti :::
ottobre 07, 2008 14:09
07/10/2008
So cosa si prova a vedere un monumento che non ha paragoni in Italia ( a parte il colosseo) dall'interno ( la mia prima all'Arena), e sapere che dopo un ora di attesa , come diceva uno striscione, anche le antichissime pietre dell'Arena renderanno il loro saluto al Liga.
Sapevo anche che un groppo avrebbe stretto la gola, impedendo di cantare la prima, Sono Qui con l'amore, impedendo di Cantare CAMERA CON VISTA SUL PALCO ma soprattuto "sgroppandosi" alla melodia da brivido di IL GIORNO DI DOLORE CHE UNO HA...Solo queste tre valgono il biglietto, il freddo, l'attesa ed il DVD che verrà pubblicato!

L'Arena si presenta con il suo abito migliore, con un cielo stellato che sembra voler dire: " Ok, l'ultima me la godo anche io!"
Alle 19.15 circa ci accomodiamo sulla nostra gradinata, posti numerati. Mi siedo e mi Godo l'Arena e la gente che la sta riempiendo...
Il palco è li', niente di particolare se non per un qualcosa che separe l'orchestra dalla band e una cabina dove è rinchiuso il batterista . Mi chiedo il perchè....La risposta la si capirà in seguito...

L'Arena pian piano si riempie, a meno un quarto alle 9 due lunchi serpentoni si formano lassu', sugli spalti delle gradinate già piene di gente. Aprono le due barriere ai lati e riempiono l'ultimo spicchio disponibile, quello in pratica dove vedi Forse, il naso del Liga....Tanti, siamo in tanti in quest'ultima serata che sembra esplodere quest'arena cosi' antica ma cosi' moderna per l'acustica

Si Spengono le luci, l'orchestra inizia con Sono Qui per l'amore,Luciano entra con la sua chitarra e inizia mentre su quel particolare che divide l'orchestra dal resto del palco si proietta anzi si invita ad accendere, come in tutti i teatri che si rispettino dove viene eseguita un'Opera, una candela. Segno di buon auspicio
L'Arena Obbedisce, un luccichio circonda il palco, la chitarra suona, l'orchestra pure...
Silenzio da parte della platea che segue estasiata....
Pian piano viene accompagnato da un coro che si alza prima dalle gradinate e poi prende tutti; l'orchestra dal canto suo si da da fare, sembra che abbiano sempre suonato con Luciano, un unico grande maestro guida 70 maestri e un rocker: da brivido
Sfuma la prima canzone ed entra la seguente e poi un altra in un continuo crescendo;La platea canta, educata, e balla pure per quel che si riesce e si va avanti cosi' per una mezzoretta, fino a quando Luciano si ferma, depone la Chitarra e comincia:

"..." ( log-in per sentire l'audio)


 Si riparte poi con il trio, Luciano e l'orchestra, e da li' è un susseguirsi di emozioni, giochi di Luce proiettati su quel schermo  che separa l'orchestra dalla banda,ed il batterista che ci da dentro come un matto ( ecco il perchè della gabbia!). Le immagini richiamano quelle viste a San Siro, i giochi di luce illuminano l'Arena ma anche il cielo e l'oscurità che avvolge questo Angolo di Mondo

Le emozioni si susseguono,
l'orchestra regala versioni nuove delle canzoni sentite e risentite, Luciano GODE, gode di un piacere come di uno che sa di essere a casa sua con un sacco di amici;manca solo che inviti tutti sul palco a ballare a cantare;
Si avvicina alle gradinate,
quelle da dove mi sa che vedono gran poco e a sorpresa sale, va su verso le mura dell'Arena: i body-guard hanno il loro bel daffare
Non siamo allo Stadio,
eppure di giovanotti ce ne sono ( chissà quanti di loro, si pensava in attesa dell'inizio, hanno mai sentito il primo album del Liga, avranno avuto 2-3 anni allora nel lontano '90), e tutti hanno rispetto di Lucinao ma anche della gente che li circonde; I body-guard servono, fanno parte del pacchetto!
 
Si va avanti, il freddo comincia a farsi sentire ma, l'Arena è un forno, le emozioni, la musica, la banda scaldano, uniscono , fanno ballare e cantare; il concerto procede inesorabile verso l'ultima canzone, URLANDO CONTRO IL CIELO, che pochi se ne accorgono ma segna come sempre la fine dei concerti del Liga;
Escono dal palco, per un rientro ed un finale da Grande: non vengono chiamati a gran voce come negli stadio,non serve. L'Arena è un posto Elegante, da EDUCATI; qualcuno urla "LIGA!!" qualcun altro "FEDE!!!!" ma non si leva il solito coro. D'altronde c'è l'orchestra ancora ferma immobile al suo posto con tutti gli orchestrali pronti , come dei soldati pronti all'ordine del loro comandante ed infatti rientrano tutti e si riparte per un altra grande canzone

Alla fine, prima di Buonanotte all'Italia, Luciano Ringrazia l'Arena, fa presente come a San Siro che L'Italia siamo NOI, chi la abita, chi ci vive; che non ci son politici di destra o di sinistra che tenga, l'ITALIA SIAMO TUTTI NOI;
Si riparte , con le immagini , un po' diverse da quelle viste a San Siro, ma con la gente in questo caso UGUALE A SAN SIRO: applaudire quei personaggi che , pagati firo di miliaridi hanno vinto una coppa del mondo di CALCIO mentre quelli che per molto ma molto meno ci hanno rimesso la pelle nel compiere il loro lavoro. Questo proprio non lo digerisco e non lo capisco...

Gran finale con Luciano che ringrazia Verona tutta, l'orchestra, il maestro, tutto lo staff,
e l'orchestra che Ringrazia Liga...... con striscioni come fossero stati sugli spalti con noi:
 foto
...

p.s. non è un articolo di giornale, ho provato a correggerlo ma , poi mi son chiesto perchè? è una pagina scritta di getto. va bene cosi'
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Postato da ::: bhaiti :::
ottobre 02, 2008 08:54
02/10/2008
conto alla rovescia: -3

giusto per far salire la tensione cominciamo a raccogliere gli articoli inerenti all'evento...

Verona - Certo che è un colpo d’occhio fenomenale quello dell’Arena punteggiata di candeline accese, segno della tradizione operistica che Ligabue ha voluto restaurare proprio qui, nel tempio dell’opera per una sera convertita al rock. Ed è forse quel colpo d’occhio che lo consola, (sono pur sempre tredicimila persone in festa), quando, già durante la prima canzone Sono qui per l’amore, problemi tecnici azzoppano la sua voce, la spengono a tratti e lo costringono a interrompere il concerto quasi subito, così d’improvviso, come non succede quasi mai. Minuti di attesa. «Speriamo adesso di non dire troppe stupidaggini» si è lasciato sfuggire Ligabue evidentemente imbarazzato mentre qualcuno dietro al palco provava a risolvere i guai in fretta e furia e dal cielo cadeva ancora qualche gocciolina di pioggia.

Insomma, inizio col fiatone per quella che sarà una maratona di concerti (sette di seguito qui all’Arena, tutto esaurito, 90mila biglietti venduti) e in qualche modo la consacrazione di Ligabue come artista completo, non solo rockettaro tout court, ma cantante capace di piegare il suo repertorio anche alle regole di un’orchestra (quella dell’Arena) che ha ben altre leggi e, soprattutto, altri tempi. E allora bisogna dirlo: l’esame è stato superato quasi subito e la nuova opera di Ligabue ha iniziato a decollare.

Il giorno di dolore che uno ha e Sarà un bel souvenir arrivano dolcemente, con Ligabue che ha una voce arrochita ma dolce, perfettamente in linea con quello che sta succedendo sul palco. «L’apertura è così soffusa e delicata – aveva detto prima di cominciare – perché vorrei un po’ di concentrazione. Poi l’Arena la rovesciamo subito dopo».

In realtà non è stato così: Ligabue è nel mezzo del cammin verso chissà dove e già qui si è mostrato con una nuova pelle, forse più vicina a quella del cantastorie svincolato dai generi musicali piuttosto che al rockettaro che non va più in là, per dire, di Springsteen e Bob Dylan. E così, in un incedere complesso che sul palco alternava l’orchestra alla sua band, i fiati e i violini agli assoli di chitarra, ha provato a mostrare la sua nuova identità, che prenderà connotati più precisi nei prossimi mesi, quando se ne starà (finalmente) un po’ al riparo dai riflettori. Intanto sul palco dell’Arena, annunciato dal rosso festoso dei riflettori, lui è arrivato in jeans e giubbotto di pelle, quasi intimidito dall’impresa e subito placcato da quei problemi che zittirebbero qualsiasi cantante: niente voce, silenzio in scena. Però poi il concerto è volato via assai bene passando per L’amore conta, Viva!, Il centro del mondo, Sulla mia strada e quella Vita da mediano (cantata in coro) che fino a oggi è stato il suo biglietto da visita. In realtà, con queste sette serate all’Arena, Liga prova a cambiare ruolo, a seguire quella crescita, personale e artistica, che forse il suo ultimo repertorio teneva un po’ nascosta.
Benvenuto, allora.

E mentre sul megaschermo durante Non è tempo per noi scorrevano i primi undici articoli della Costituzione («Sembra la carta dei sogni», aveva detto prima di salire sul palco) lui si godeva l’abbraccio del suo pubblico, che lo coccolerà qui ancora per sei concerti e poi aspetterà di ritrovarselo diverso, molto diverso, al prossimo disco. Intanto qui, da Piccola stella senza cielo fino alla conclusiva Buonanotte all’Italia, Ligabue è diventato davvero signore del palco, lasciandolo solo quando l’eco della musica si era ormai spenta tra le volte dell’Arena.

tratto da : il giornale


 


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