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Te sta' dentro che qua fuori è un brutto mondo

Postato da ::: bhaiti :::
luglio 30, 2008 07:20
30/07/2008

L'allarme dei questori della Camera sui fondi da distribuire
per coprire le spese dell'ultima campagna elettorale


di CARMELO LOPAPA


Casse vuote, niente soldi ai partiti a rischio 50 milioni di rimborsi 2008
ROMA - I rubinetti si chiudono anche per i partiti, segno che la crisi è davvero nera. Niente rimborso elettorale per le forze politiche che domani 31 luglio avrebbe dovuto incassare 50 milioni di rimborso per le spese sostenute per il rinnovo della Camera del 13 e 14 aprile. Svolta obbligata all'insegna dell'austerity, comunque una novità senza precedenti.

Il collegio dei questori di Montecitorio ha comunicato all'ufficio di presidenza riunito ieri che "allo stato la provvista non è disponibile". Il ministero del Tesoro infatti non ha a disposizione il budget previsto per quest'anno, pari a 50.309.438 euro, e dunque i tesorieri dei partiti per adesso dovranno attendere e arrangiarsi. Così, laddove non hanno potuto le battaglie (poche) dei nemici della casta, degli sparuti deputati che negli ultimissimi anni si sono opposti allo "scandalo" dei rimborsi elefantiaci e moltiplicati ad hoc con leggi e leggine, hanno potuto la recessione e le casse pubbliche a secco. L'organo di autogoverno della Camera non ha potuto far altro che prendere atto del documento di cinque pagine, predisposto dai questori Francesco Coluccio e Antonio Mazzocchi del Pdl e Gabriele Albonetti del Pd, e delle sue conclusioni. Il presidente Gianfranco Fini ha però rassicurato i rappresentanti di tutti i partiti: tanto lui quanto il presidente del Senato Renato Schifani si faranno sentire presso il ministero del Tesoro. Resta da vedere se Giulio Tremonti sarà disposto e quando a riaprire i cordoni della borsa.

"Considerato che allo stato non risulta essere stata ancora messa a disposizione della Camera da parte del ministero dell'Economia l'occorrente provvista finanziaria - scrivono i questori - lo schema di deliberazione prevede che l'erogazione dei rimborsi ai partiti abbia luogo solo dopo l'effettiva messa a disposizione della provvista". E indicano anche chi ha comunicato la novità: il dipartimento Tesoro, Direzione VI, Ufficio V. Come dire, rivolgersi a loro. A fare le spese dello stop, ovviamente, soprattutto i partiti maggiori. Circa 19 milioni sarebbero dovuti andare al Pdl (12,5 a Forza Italia e la metà ad An), poco meno di 14,5 al Pd (8 all'Ulivo, 4,5 ai Ds, 2 alla Margherita), quasi 5 alla Lega, 3,5 all'Udc, ma ci sono anche i 3 circa dell'Italia dei valori e poi quelli destinati ai partiti che non sono entrati alla Camera ma hanno comunque superato la percentuale simbolica dell'1%. I 2 milioni di Rifondazione comunista e giù a scendere ai Comunisti italiani, ai Verdi, all'Udeur.

Il ciclone Mani pulite e il referendum del '93 avevano cancellato il finanziamento pubblico ai partiti, com'è noto, resuscitato nel 1999 come "rimborso elettorale". Ora, il fondo da ripartire per ciascun anno di legislatura si ottiene moltiplicando l'importo di un euro per il numero di iscritti nelle liste elettorali della Camera. Non dunque in base agli elettori effettivi, ma solo agli "aventi diritto". E i due dati, ovvio, non corrispondono mai. Nel 2006 per Montecitorio ha votato l'83% degli aventi diritto. Se il rimborso fosse stato agganciato a chi ha realmente votato, sarebbe stato pari a 41 milioni e 789 mila euro, invece è lievitato di otto milioni. E la storia si è ripetuta alle ultime del 2008 quando l'affluenza è stata dell'80,5%. Stesso meccanismo con la medesima provvista di 50 milioni anche per il Senato. Ed è pressoché scontato che il congelamento del rimborso scatterà anche lì. I cento milioni complessivi resteranno per ora, finché le pressioni dei presidenti Fini e Schifani non sortiranno effetti, solo un titolo di credito vantato dai partiti.

(30 luglio 2008     LA REPUBBLICA.IT  )

 Si possono tagliare i fondi alle casalinghe e a tutte le classi sociali disagiate ma, NON si possono tagliare i finanziamenti ai partiti ( che se non erro, NON dovrebbero PIU' Essere finanziati dallo Stato ma Dovrebbero trovarsi i fondi o metterli di tasca loro, in base ad un referendum fatto  e approvato qualche anno fa!)?
Go sabaia' mestier!!!!
 
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Postato da ::: bhaiti :::
luglio 24, 2008 16:44
24/07/2008

Il premier definisce l'approvazione dell'immunità un presidio a difesa della democrazia
"Ma non intendo avvalermene per i processi anteriori al 2000"

Lodo Alfano, Berlusconi soddisfatto
"Il minimo che si potesse fare"


Lodo Alfano, Berlusconi soddisfatto "Il minimo che si potesse fare"

Silvio Berlusconi

ROMA - "Ho già detto che non mi sarei avvalso, per processi anteriori al 2000, della norma che è stata chiamata blocca-processi o salva-premier (in realtà questi dibattimenti sono tutti caduti in prescrizione o giunti a conclusione, ndr). Quando smetterete questa persecuzione inaccettabile sarà troppo tardi". Lo ha detto il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi commentando l'approvazione definitiva da parte del Senato del Lodo Alfano.

Una precisazione che conferma invece implicitamente l'intenzione del premier di ricorrere allo "scudo" giudiziario introdotto dal provvedimento promulgato ieri dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per quanto riguarda il più recente e spinoso dei procedimenti, quello avviato a Milano per la corruzione dell'avvocato-testimone inglese David Mills.

Contestualmente il premier ha anche ribadito di essere convinto che "il Lodo Alfano sia il minimo che una democrazia possa apprestare a difesa della propria libertà". "Il presidente del Consiglio - ha commentato Berlusconi - a seguito della persecuzione a cui è stato sottoposto in questi 14 anni, dal 30 giugno al 15 luglio, avrebbe dovuto andare un giorno sì un giorno no in udienza: quindi non avrebbe potuto governare, non avrebbe potuto convocare un Consiglio dei ministri". "Mi sembra - ha proseguito - che in una democrazia, quando si verificano cose come quelle che si sono verificate in Italia con una parte della magistratura che si è data come compito quella di sovvertire il voto degli italiani, mi sembra che il lodo Alfano sia il minimo da fare per tutelare la libertà propria".

Berlusconi ha rievocato quindi le sue disavventure giudiziarie spagnole legate alle attività di Telecinco. "Dopo 10 anni di persecuzione - ha affermato - e di fango gettato internazionalmente addosso a me e alla Fininvest sui processi spagnoli, creati da Garcon su spinta materiale della procura milanese, tutti coloro che erano nel processo sono stati questa mattina assolti dalla Corte di Cassazione spagnola con formula piena perché il fatto non sussiste. Mi domando chi risarcirà l'immagine sporcata in 10 anni, chi risarcirà le spese per gli avvocati e di trasporto, chi risarcirà le spese di trasferta. La risposta è: nessuno. Spero che qualcuno venga a chiedere scusa, ma so che non sarà così".

(24 luglio 2008) la repubblica

son proprio contento di abitare in un paese che nella propria COSTITUZIONE spiega per bene i diritti ed i doveri dei cittadini e sopratutto dei propri Governatori ( che poi sarebbero pagati dai cittadini che hanno il diritto ed il dovere di commentare e/o licenziare l'operato dei propri DIPENDENTI!) e vedere che quest'ultimi se ne fregano dei problemi dello Stato e fanno i propri in primis ma anche in secondis, terzis, quartis etc etc , e si lamentano se poi vengono beccati!


A noi devi risarcire 14 anni di TUO GOVERNO , altro che chiedere i danni!
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Postato da ::: bhaiti :::
luglio 24, 2008 14:40
24/07/2008

Tratto dal sito de L'Espresso




di Paolo Tessadri
Si chiama Karl Franz Tausch, ha 85 anni, vive in una villetta a Langen, in Assia. È autore di una delle più orribili stragi naziste: 31 giovani impiccati agli alberi del corso centrale di Bassano del Grappa il 26 settembre 1944. Lui e gli altri responsabili, tedeschi e italiani, non sono mai stati processati
 
Karl Franz Tausch
L'immagine rimarrà indelebile nella storia degli eccidi nazisti in Italia. La foto ritrae trentuno corpi di giovani senza vita che penzolano dagli alberi del lungo viale di Bassano del Grappa. Un impiccato per ogni albero, con i piedi, per alcuni, a pochi centimetri dal suolo. Appesi a piante che appaiono dei grandi funghi. Le mani legate dietro, davanti, sul petto, un cartello con la scritta "bandito". Lasciati lì, appesi per venti lunghe ore in segno di spregio e per terrorizzare la popolazione. Italiani che impiccano italiani al comando di un vicebrigadiere delle SS, Karl Franz Tausch.

Una crudeltà consumata a Bassano del Grappa il 26 settembre 1944. Il boia nella villa a schiera Difficile che anche il "boia tedesco", com'era chiamato Tausch dalla popolazione, abbia scordato quell'immagine a più di 60 anni dal massacro. Sicuramente ci ha convissuto, nella comodità di una villetta a schiera immersa nel verde della cittadina di Langen in Assia, a una trentina di chilometri da Francoforte sul Meno e a meno di 15 da Darmstadt. Basso di statura, poco più di un metro e sessanta centimetri, un fisico appesantito dagli anni, ma ancora estremamente lucido e in forze.

Compirà 86 anni il 9 ottobre
: è nato nel 1922 a Olmütz, oggi Olomouc, Repubblica Ceca. È dunque un tedesco che proviene dai Sudeti della Moravia, territorio invaso da Hitler nel '39. La casa non si raggiunge direttamente in auto, si trova in un vialetto fra alte siepi, appartata, nascosta anche al poco traffico che scorre a meno di cinquanta metri. Tausch ha lo sguardo fisso, gli occhi imperscrutabili, l'atteggiamento aggressivo. Il tono è di chi è abituato a imporsi. Sulla porta è appesa una streghetta in
L'eccidio di Bassano
stoffa rossa come portafortuna. Sopra due grossi fari da cantiere edile per illuminare l'ingresso, sul retro il giardino curato e in ordine con una vecchia altalena. Dentro casa, una signora di servizio che lo aiuta. Tausch è intento a svuotare l'immondizia nel suo cassonetto, veste una maglietta blu e pantaloni da ginnastica, dal vialetto lo fotografiamo.

Alla prima foto gli scappa quasi un sorriso, è sorpreso, poi cerca di evitare l'obiettivo e infine viene avanti ostile. Chiede se abbiamo la licenza, vuole impossessarsi della macchina fotografica. Per tre volte ripetiamo se è possibile parlare con lui e arriva sempre un no secco, duro, inappellabile. Nemmeno vuol sapere di che cosa si tratta. Sprizza rabbia dagli occhi, un ghigno prepotente, strattona, spinge, tira con forza la giacca. Se avesse qualcosa in mano lo userebbe contro di noi. La scena dura pochi minuti. Con gli anni questi ex nazisti allentano la guardia, si sentono più sicuri, pensano di avercela fatta, di essere sfuggiti alla giustizia. Ma sono sempre diffidenti verso chiunque. Il loro passato è una prova che non può essere cancellata. Sull'elenco telefonico di Langen compare un solo Tausch, senza nome di battesimo e indirizzo. Forse una piccola precauzione? La giustizia distratta Non ha mai pagato il conto con la giustizia per i suoi trascorsi da criminale di guerra. È grazie ad un interrogatorio della magistratura tedesca negli anni Sessanta, in cui compare il suo nome, che arriviamo a lui. È in quella occasione che dichiara la sua residenza a Langen. Un interrogatorio che ora Tausch maledirà. Langen quasi scompare dentro un'immensa pianura che si perde all'orizzonte. Una cittadina con poco più di 36 mila abitanti, il piccolo centro storico racchiuso attorno alla chiesa, domina la parte nuova. E tantissimo verde. Anche il municipio è nuovissimo, governato dal socialdemocratico Frieder Gebhardt, eletto pochi mesi fa. È probabile che a Langen nessuno conosca i trascorsi di questo ex nazista. Eppure in Italia molti conoscevano il massacro di Bassano, c'erano documenti e testimonianze con nomi e cognomi dei nazisti, ma non si è mai voluto risalire ai responsabili per oltre sessant'anni, fino a poche settimane fa quando è stata ufficialmente aperta un'inchiesta dal procuratore militare di Padova, Sergio Dini. Tuttavia molti documenti sono spariti, come sostiene la storica Sonia Residori.
Ma il Centro Simon Wiesenthal e lo storico Carlo Gentile, esperto di stragi naziste e consulente di diversi tribunali militari, erano sicuri: Karl Tausch è ancora vivo. Specializzato nell'antiguerriglia Karl Franz Tausch non ha ancora compiuto 22 anni il giorno degli omicidi: al suo compleanno mancano appena due settimane. È vicebrigadiere delle SS e fa parte del Kommando di Herbert Andorfer, tenente delle SS di stanza a Roncegno in Trentino, mentre Tausch è distaccato a Bassano. Andorfer è un austriaco di Linz, arrivato in Italia nel '43. Il "Kommando Andorfer" è specializzato nell'antiguerriglia. È il tenente che dà l'ordine di uccidere i civili e partigiani, ma chi organizza, detta le modalità, fa eseguire e dà materialmente l'ordine è il boia Tausch. In quei giorni di settembre del '44 è in corso nei paesi del circondario del Grappa, nel Vicentino, una rappresaglia: in codice "Operazione Piave". L'ordine, arrivato dall'alto comando tedesco in Italia, è di uccidere trenta persone per ogni paese attorno al massiccio del Grappa. L'inganno nazista Però partigiani e molti civili scappano alle prime avvisaglie. E allora Andorfer escogita un micidiale piano per eseguire lo stesso il massacro. Fa affiggere manifesti sui muri dei paesi, promettendo che chi si presenterà spontaneamente avrà salva la vita e lavorerà per l'Organizzazione Todt (civili addetti a lavori militari) o entrerà nella Flak (la contraerea).

Ignare del progetto criminale, sono le persone influenti dei paesi come maestri, sindaci e sacerdoti e le stesse madri che invitano i propri figli e i giovani a presentarsi. "L'Operazione Piave" è iniziata da alcuni giorni e il 26 settembre «andavo come sempre a pattinare davanti alla chiesa Delle Grazie di Bassano», ricorda l'avvocato Mario Della Palma, che allora aveva 13 anni. «Ho visto arrivare il camion con questi ragazzi con le mani legate dietro, con loro due soldati tedeschi ». Sul lungo vialone della città c'era silenzio. «Il camion si ferma, ho visto il primo buttato giù, cioè appeso e impiccato e me ne sono andato» impaurito. Prima di venire giustiziati, ai trentuno è praticata un'iniezione per stordirli. Vengono appesi agli alberi di tre vie della città. I cappi sono pezzi di cavi telefonici, le teste vi sono infilate da ragazzini fascisti fra i 16 e i 17 anni delle ex Fiamme bianche, inquadrati nei reparti della Flak. La cima dei cappi è collegata a una lunga fune legata al camion. Il boia Tausch coordina l'esecuzione, dice come mettere il cappio poi dà l'ordine al camion di accelerare. Il camion parte e il cappio si stringe attorno al collo dei trentuno condannati.Chi non muore subito viene preso per le gambe e strattonato con colpi verso il basso da questi giovani fascisti. È quasi mezzanotte quando cala la morte. Fra gli impiccati c'è un uomo con problemi mentali; un ragazzo, Cesare, di 17 anni che si trova sul Grappa per curarsi dalla broncopolmonite; un altro, Giovan Battista, ha appena compiuto 16 anni, mentre il fratello, Giuseppe di 18, è stato fucilato due giorni prima; e un maestro elementare di Mirandola. Un ragazzo di 15 anni viene invece fucilato poco prima alla caserma Reatto, dove sono fatti confluire i prigionieri. Nel plotone di esecuzione c'è un ragazzino di appena 12 anni. Quasi tutti i prigionieri si sono presentati spontaneamente. La caserma si trova adiacente agli uffici di Tausch. Si dice che i carnefici abbiano poi festeggiato all'albergo Al Cardellino e al Caffè Centrale. Forse a bere e a cantare c'è pure Tausch.

L'Operazione Piave si svolge dal 20 al 28 settembre, al termine si contano i morti: 264, solo 30 in combattimento. Lo strazio di padri e madri che hanno chiesto ai loro figli di presentarsi spontaneamente ai nazisti è pari a quello dei corpi appesi. E non tutti i corpi vengono ritrovati, alcuni pare siano finiti in fosse comuni e mai trovati. Il boia ha precedenti Tausch ha una vera passione per gli omicidi. Il 5 gennaio 1945, sempre nel Vicentino, partecipa all'uccisione di tre persone, questa volta sono partigiani. Chi fa il nome di Karl Tausch come il boia tedesco? È l'onorevole Quirino Borin, sindaco di Bassano che prima di morire parla del graduato nazista. Borin conosce molto bene Tausch per essere stato trattenuto a lungo nell'ufficio del Kommando Andorfer proprio da Tausch. Anche lui indica il tedesco sul luogo della strage e sul camion. Che Tausch facesse parte del "Kommando Andorfer" è stato accertato dallo storico Carlo Gentile. La presenza del nazista a Bassano è confermata pure da documenti italiani. Le ultime prove sulla colpevolezza del "Kommando Andorfer" sono state trovate negli archivi di Londra da tre storici: Lorenzo Capovilla, Federico Maistrello e Sonia Residori dell'Istituto per la Storia della Resistenza della Marca Trevigiana e di Vicenza e dell'istituto di Vicenza E. Gallo. È una dichiarazione del '46 di Alfredo Perillo, detenuto, ufficiale di collegamento della Rsi con i tedeschi durante la guerra, nella quale scrive che «l'ordine dell'impiccagione venne dato dal tenente Andorfer ».

Il documento non fu mai trasmesso alla giustizia italiana: solo ora è stato consegnato dai tre storici al procuratore militare di Padova Sergio Dini, che ha aperto ufficialmente un'inchiesta a carico di Karl Tausch e Herbert Andorfer. Tuttavia da luglio la procura militare di Padova è stata soppressa e tutte le inchieste sono passate a quella di Verona. La giustizia dimenticherà per la seconda volta il massacro di Bassano?
(24 luglio 2008)
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